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IL RITORNO DI JAKE

Jake Polledri
Dopo due lunghi ed importanti infortuni e il dolore per un grave lutto familiare, il terza linea azzurro Polledri ha finalmente esordito in Italia con la sua nuova squadra, le Zebre di Parma, e ora si candida ad essere tra i protagonisti del nuovo corso targato Quesada.

Un lungo doppio calvario con infortuni a spalla e ginocchio e ora finalmente la luce alla fine del tunnel per uno degli elementi che più aveva impressionato nelle ultime stagioni con la maglia dell'Italia.

Jake Polledri è tornato su un campo di gioco, facendo il suo esordio sabato 9 dicembre con la maglia delle Zebre, dopo diverse stagioni a Gloucester, nella sconfitta contro i sudafricani Cheetahs nella prima giornata di Challenge Cup.

Non il risultato sperato per il suo rientro, ma sicuramente la soddisfazione di poter essere nuovamente parte del gruppo.

“Non è andata come volevamo e purtroppo è solo colpa nostra per i tanti errori commessi, ma personalmente sono molto felice. È passato così tanto tempo dall’ultima volta. Per me e per la mia famiglia la decisione di venire in Italia è stato un grosso cambiamento, ma tutto passa quando finalmente riesci a stare sul campo, assieme ai compagni, ai tifosi e naturalmente anche con il sostegno della famiglia”.

Appena quarantotto ore dopo, a Verona, il primo raduno ufficiale della nuova Italia targata Gonzalo Quesada. Il tecnico argentino era allo stadio Sergio Lanfranchi ad osservare da vicino i "suoi" giocatori e ha per ora chiamato un gruppo allargato di quarantasei atleti per gettare le basi della sua filosofia.

“È nuovo e ancora non ho avuto l’occasione di parlare con lui – dice Polledri -, anche se è venuto a vedere alcune sessioni di allenamento delle Zebre. In questa prima occasione si tratta soltanto di un giorno e quindi sostanzialmente di scoprire quali sono i valori che vorrà improntare e lo stile di rugby che meglio si adatterà al nuovo corso dell’Italia e francamente non vedo l’ora”.

Dopo il ritorno in campo, inevitabile a questo punto aspettarsi un rientro a stretto giro anche nei ranghi della nazionale.

“È straordinario e credo che l’essere qui in Italia adesso possa aiutarmi in questo, perché comunque sono a più stretto contatto con tutto lo staff e poi allo stesso tempo mi aiuta a migliorare anche le competenze linguistiche e con il tempo vedo che sto facendo progressi”.

Impensabile aspettarsi grandi modifiche per ora da Quesada, dato che saranno poche le settimane a disposizione per preparare il prossimo torneo e quindi si dovrebbe partire con il gruppo base stabilito dalla precedente gestione Crowley per poi apportare i dovuti accorgimenti strada facendo.

“Per me è difficile dire cosa sarà, anche perché non ho fatto parte del gruppo che ha partecipato alla Coppa del Mondo in Francia. Ho osservato come un qualsiasi tifoso la squadra guardando le partite e seguendo sui media e penso ci sia stata e forse ci sia ancora un po’ di delusione e quindi quello che mi aspetto soprattutto è una reazione. Credo anch’io che non cambierà granché, se non quello che già sappiamo a livello di struttura tecnica, ma quello a cui dobbiamo pensare è di continuare il processo di miglioramento e riuscire ad avere appunto una risposta positiva rispetto alla Rugby World Cup”.

Probabile la conferma di Michele Lamaro come capitano, Sebastian Negri forse il migliore degli Azzurri all’ultima kermesse iridata oltralpe, Manuel Zuliani al top della condizione, la possibilità di rinnovamento con Alessandro Izekor e Giacomo Ferrari, e ancora Toa Halafihi, Giovanni Pettinelli e Lorenzo Cannone a Treviso e il ritorno del leader e compagno di squadra nel ducato Giovanni Licata. La terza linea continua a sembrare il miglior reparto e quello con maggior qualità e concorrenza per l’Italia.

“La competizione è sempre positiva. Sono rimasto fuori dai giochi per un po’ a causa principalmente del problema alla spalla e ora sono più che contento di rientrare nel gruppo. La nostra terza linea è di livello e questo mi spinge a volermi costantemente migliorare e ad andare sempre oltre alzando di continuo l’asticella delle prestazioni. È un qualcosa che comunque aiuta a migliorare la nostra cultura rugbistica e di squadra e naturalmente non può che coadiuvare le performance allo stesso tempo”.

Dopo una Coppa del Mondo c’è sempre stata qualche sorpresa imprevedibile nei tornei Sei Nazioni. Cosa ci si potrebbe attendere dall’edizione 2024?

“Probabilmente la Francia dopo la kermesse in casa sarà la squadra più delusa e che vorrà dimostrare qualcosa più delle altre. È sempre un torneo durissimo, soprattutto per noi che c’arriviamo ancora un po’ come sfavoriti, ma il nostro obiettivo resterà sempre e comunque quello di riuscire ad ottenere risultati e magari qualche sorpresa. La mentalità dev’essere quella di guardare il più possibile alle partite in casa e provare a vincere qualche partita”.

La data segnata con il classico circolino rosso sul calendario è, intanto, quella del prossimo 3 febbraio, quando inizierà il Guinness Six Nations 2024 con l’Italia che partirà da Roma contro la “sua” Inghilterra, dove è nato (a Bristol) e dove è cresciuto rugbisticamente e non solo.

“Al 100%. Roma è casa nostra e vogliamo subito partire nel miglior modo possibile, cercando di evitare errori inutili e provando a prenderci delle belle soddisfazioni”.