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RICONOSCIMENTO ALLA CRESCITA

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Marco Bortolami, tecnico del Benetton Treviso che allena Tommaso Menoncello, analizza qualità e caratteristiche del Player of the Championship del Sei Nazioni 2024.

L’ex seconda linea dell’Italia, 111 caps internazionali, ora alla guida della formazione biancoverde, ci racconta in cosa il suo giocatore è diverso dagli altri e per quale motivo ha meritato questo premio prestigioso.

“E’ un riconoscimento che per noi non rappresenta una sorpresa – dice l’allenatore cresciuto come giocatore nel Petrarca Padova -. Negli ultimi due anni, Tommaso ha avuto una crescita sostanziale, le sue qualità principali sono le doti atletiche, la potenza, il fatto che a contatto ha la capacità di andare oltre e rimanere in piedi sugli appoggi, e poi a livello attitudinale è molto competitivo e questo si manifesta nel suo modo di giocare e nella capacità di battere l’avversario.

A distanza di appena dodici mesi, poi, ha maturato una consistenza in quello che fa in campo molto buona, e questo è forse lo step più grande che ha fatto. In attacco, riesce ad eseguire quello che deve senza perdere il controllo del pallone o presentando palla a terra nel migliore dei modi, il che dimostra come il suo istinto per il gioco si stia sviluppando e affinando. Difensivamente, quando gioca 13, che è per me la sua posizione principe, deve avere letture difensive difficili, dettate proprio dalla specificità del ruolo, che impone una comprensione di quando è in una situazione di forza o in sottonumero, aspetti che ha migliorato e si traducono così in efficacia, non solo come potenza nel placcaggio, ma soprattutto nel recuperare o completare l’azione difensiva. Le sue doti erano naturalmente chiare già tempo fa, ma ora che sta maturando anche questi aspetti sta iniziando a salire ad un livello superiore”.

Leggi qui l'intervista prima del torneo a Tommaso Menoncello

Menoncello, per molti addetti ai lavori, è un secondo centro naturale, ruolo nel quale è cresciuto nelle giovanili trevigiane, ma sinora ha indossato più volte la maglia numero 12 ed ha esordito all’ala, sia nel club che in nazionale, ruolo nel quale viene ancora a volte utilizzato. Una sorta di inserimento graduale, come già fatto in passato per altri grandi campioni.

“E continuerà a giocare per noi anche sabato contro i Lions in Challenge Cup all’ala per una questione tattica – conferma Bortolami -. La progressività dell’esposizione a varie situazioni è importante e lui l’ha avuta. Dall’altro lato, come detto, ha un istinto del gioco molto buono, che lo rende un giocatore poliedrico, capace di adattarsi a varie situazioni, cosa fondamentale anche per noi se vogliamo accompagnarlo a diventare uno dei migliori giocatori al mondo nel suo ruolo”.

In tal senso, fondamentale per la sua crescita, sia con l’Italia che a Treviso, affiancarlo ad una figura sempre più imprescindibile come quella di Juan Ignacio “Nacho” Brex.

“Avere vicino gente come Brex o Fekitoa è importantissimo per lui, per imparare da loro, dalla loro esperienza, perché hanno una profondità di visione del gioco maturata e raffinata negli anni. Allo stesso tempo, è comunque importante anche esporlo ad una serie di stimoli che lo completino come giocatore. Oggi, ad esempio, sappiamo che Tommaso è un ball carrier dominante, ma per esplorare a pieno il suo potenziale, deve diventare pure un giocatore in grado quando è utile e necessario di spostare la palla, una sorta di playmaker aggiunto. Così potrà essere un giocatore completo e soprattutto più pericoloso, perché un discorso è per l’avversario sapere che quando ha palla in mano andrà a contatto, diverso è invece sapere che potrebbe fare tre cose diverse”.

Questo e verosimilmente il gioco al piede gli aspetti su cui ancora lavorare di più in prospettiva.

“Certo, ma è un ragazzo che impara velocemente e quindi è tutto nella norma. Se poi riuscirà a mantenere questo appetito e questa fame che lo contraddistinguono, sono certo che migliorerà anche su questi aspetti”.

In passato - e lo stesso Bortolami, che a suo tempo aveva lasciato la città del Santo per approdare prima in Francia a Narbonne e poi in Inghilterra a Gloucester, lo sa bene – spesso per esplodere definitivamente era necessario un passaggio all’estero quasi immediato. Ora la crescita di Treviso e in generale della palla ovale italiana, potrebbero aiutare Menoncello a maturare nel Bel Paese senza dover necessariamente emigrare.

“Il fatto di poter aumentare la nostra competitività potrà certamente aiutare nel trattenere qualche anno in più giocatori che un tempo sarebbero andati via prima. Indubbiamente nel futuro di Tommaso, magari, potrebbero esserci altre squadre ed è giusto che sia così, ma il nostro interesse è riuscire a formare e trattenere il più a lungo possibile i nostri migliori talenti e credo sia un trend che in futuro è destinato ancor più a rafforzarsi e stabilizzarsi.

Poi ci sono naturalmente delle questioni di mera potenza economica di altri club con cui non possiamo competere, ma è comunque importante iniziare un percorso e portarlo a termine con ogni giocatore, per lasciare infine che sia quest’ultimo a fare le sue scelte, cosa che in passato non avveniva. La mia speranza, non solo per Menoncello, ma per tutti i giovani che abbiamo a disposizione, è che rimangano il più a lungo possibile perché sono giocatori di qualità, su cui stiamo investendo tanto”.

Menoncello rappresenta forse la ciliegina sulla torta della crescita, un giocatore che nelle ultime due stagioni è esploso dimostrando tutto il suo valore.

“E’ in grado di rompere gli equilibri, nell’uno contro uno sa creare situazione che altri non riescono a vedere, ed è assolutamente un atleta che rompe le partite. Anche negli interventi difensivi che magari a volte possono risultare meno evidenti o eclatanti, può risolvere situazioni pericolose ed è bravo a tradurre momenti in cui la squadra si trova sotto pressione in fasi dominanti a favore. È un qualcosa che sta costantemente migliorando e ancora il suo meglio è davanti a lui, per cui ha un’importanza centrale sia per Treviso che per la nazionale”.

Finora l’unico giocatore italiano in grado di ottenere il riconoscimento di migliore del torneo Sei Nazioni era stato Andrea Masi, altro centro molto fisico adattabile in altri ruoli con cui Marco Bortolami ha giocato negli Aironi e in azzurro e che è stato al suo fianco a guidare l’attacco Benetton fino allo scorso anno, prima di approdare a Tolone e ora, secondo i rumors, tra i principali candidati assieme a Sergio Parisse per entrare nello staff del neo allenatore della nazionale Gonzalo Quesada.

Leggi qui l'intervista ad Andrea Masi

“Sono due giocatori direi comunque differenti, anche se in comune hanno una certa potenza e predisposizione al contatto, innata e spiccata pure per Andrea quando giocava, che difensivamente si faceva sempre sentire. Poi è comunque sempre un po’ difficile confrontare giocatori di generazioni così diverse, dato che il gioco è cambiato molto. Credo che Tommaso abbia un potenziale e un bagaglio sia fisico che tecnico che non si vede molto spesso a qualsiasi latitudine e che può ancora esplorare. Potremmo definirlo un diamante grezzo che dev’essere raffinato. E’ un giocatore di indiscusse qualità e noi ce l’abbiamo sotto agli occhi tutti i giorni, gli vogliamo tanto bene e speriamo rimanga con noi il più a lungo possibile”.

In passato poteva capitare di veder nascere talenti cristallini nel rugby italiano, ma altrettanto rapidamente di vederli poi tramontare troppo in fretta. Oggi si lavora molto a livello mentale e sembra esserci una maturità differente, aspetto chiave per non rischiare di ripetere errori già visti.

“In primis Tommaso dovrà mantenere i piedi per terra e restare umile – conferma l’ex saltatore delle Zebre –. Allo stesso tempo, inoltre, dovrà preservare quella voglia e quella fame di affermarsi che già ha e lavorare duramente per questo. Centrale in questa crescita sarà la capacità di ricevere feedback sugli aspetti su cui ancora deve lavorare ed è lì che spesso i giocatori di maggior talento si arenano, perché magari sanno di essere forti e avere certe qualità e si cristallizzano su quei comportamenti, non esplorando il resto.

Il gioco è in continua evoluzione, il suo fisico andando avanti e maturando con gli anni cambierà ed è importante per questo mantenere la voglia di imparare, che poi è quello che distingue un giocatore di talento da uno di successo, l’andarsi a cercare situazioni per sviluppare costantemente il proprio gioco. Dal campo puoi avere feedback istantanei, ma sono soprattutto quelli che arrivano dai tuoi allenatori che ti consentono di effettuare più velocemente questo passaggio”.

Treviso è stata centrale, con la sua crescita e con l’obiettivo di diventare il primo club italiano a centrare una finale europea e ad accedere alla fase play-off in URC, costituendo il nucleo preponderante pure della nazionale.

“Sono aspetti fondamentali quando si vuole ambire all’alto livello – chiude Bortolami -. Il periodo appena passato e che in realtà stiamo attraversando tutt’ora, quello post Sei Nazioni, di transizione e rientro, è da sempre sfidante per noi, ma la crescita passa proprio attraverso la consapevolezza che i giocatori internazionali devono maturare di poter performare e poi tornare per affrontare la parte più importante della stagione, ricaricandosi e pensando allo stesso tempo di dover ancora dare molto. Sento che tutto questo è già cambiato rispetto allo scorso anno e che il prossimo sarà a sua volta migliore. Ho molta fiducia in questo interscambio e nella capacità dei giocatori di acquisire questo status”.